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26 October, 2021, 23:48
Roberto Palpacelli

Roberto Palpacelli – “Il Palpa”, il più forte di tutti

Roberto Palpacelli – “Il Palpa”, il più forte di tutti

In Italia, fin dalla metà degli anni Ottanta, circola la leggenda metropolitana di Roberto Palpacelli, detto il “Palpa”, colui che è considerato la più grande promessa non mantenuta del tennis italiano.
Forse a molti questo nome non dice nulla, sicuramente i più giovani non lo conosceranno, ma personaggi illustri del calibro di Paolo Bertolucci, Diego Nargiso, Paolino Canè e Riccardo Piatti sono tutti concordi nel giudizio sul Palpa: sarebbe potuto diventare il più grande di tutti!
Sarebbe, appunto, perché la sua carriera non è mai sbocciata, non è mai arrivato là dove il suo talento, il suo fisico incredibile e le sue doti tecniche lo avrebbero potuto portare. Non ci è arrivato non per infortuni o per sfortuna o per il fato, ma perché la sua vita è una storia fatta di sregolatezza, alcol e droga. Un diavolo interiore che Roberto non è mai riuscito ad arginare e che dà una connotazione drammatica a questa storia.

In questo viaggio dei ricordi, Roberto Palpacelli, arrivato ormai a mezzo secolo di vita, viene accompagnato da Federico Ferrero, una delle voci di punta del tennis su EuroSport. Ferrero ha due grandi meriti in questo libro: il primo è quello di essere riuscito ad aprire il cuore di una persona schiva e introversa come Palpacelli, il secondo è quello di aver riportato i fatti e gli aneddoti così come sono, senza esprimersi in chiave moralista o negativa, ma lasciando libero il lettore di trarre da solo le sue conclusioni.
Se l’autobiografia più famosa del tennis, Open, racconta le imprese e i dolori di un giovane Andre Agassi che alla fine riesce a salire sul tetto del mondo, qui, invece, siamo di fronte a un personaggio che non ce l’ha fatta, ma che è stato comunque salvato dal tennis e che se oggi è ancora qui a raccontarsi lo deve solo a quel gioco con racchetta e pallina che è una vera e propria palestra di vita, perché ti trovi da solo a dover superare qualsiasi problema ti si pone davanti per poter avere la meglio sul tuo avversario.

Dentro il campo il Palpa era formidabile, fin da ragazzino aveva mostrato tutte le sue grandi doti fisiche e tecniche, ma si sa che nel tennis più che in altri sport serve una predisposizione mentale particolare e quel ragazzo cresciuto a San Benedetto del Tronto, che negli anni ’80 dopo Verona era la più grande piazza di spaccio italiana, si fa attrarre da cattive compagnie, da eccessi e droghe che combatte per tutta la sua vita, camminando sempre in bilico tra la vita e la morte.

Nelle 220 pagine ci sono tantissimi aneddoti, anche divertenti e spassosi. Le storie che circolano sul suo conto sono tantissime: si narra che abbia battuto Boris Becker (cosa che il Palpa smentisce), che a sedici anni, per dare interesse a una partita senza storia, prese a colpire smash con il manico della racchetta fino a perdere il match, che riuscisse a umiliare i suoi avversari da ubriaco. È assolutamente vero, invece, che nel 1997 sfidò un giovanissimo Ivan Ljubicic e perse soltanto 6-4 al terzo set, ma con in corpo quattro grammi di eroina e pochi giorni dopo entrò in comunità per incominciare uno dei tanti percorsi di disintossicazione.
E ancora: a diciassette anni ha buttato la grande occasione facendosi cacciare dal ritiro della Nazionale per eccesso di confidenza con l’alcol e con un gruppetto di giovani svedesi, sarebbe  finito a giocare in India su campi di sterco di vacca prima di bruciare in due settimane i soldi di un mese e dover tornare precipitosamente a casa.

Insomma, la storia di Roberto Palpacelli è unica e parla di un personaggio non convenzionale, di un uomo consapevole dei propri sbagli e del fatto di aver dilapidato una fortuna sportiva inestimabile. È una storia che fa sorridere, a tratti commuovere, ma che porta sempre con sé quel leitmotiv di tristezza misto rabbia per quello che poteva essere e che non è diventato. La biografia si lascia apprezzare anche dai non tennisti e la consigliamo vivamente a quei genitori che hanno un giovane talentuoso figlio tennista o sportivo in generale. Ecco, loro dovrebbero capire attraverso questo libro l’importanza di stare vicini ai propri figli durante un percorso che richiede molti sacrifici e che per un adolescente potrebbero tramutarsi in una montagna impossibile da scalare in solitudine.
Buona lettura 😉

 

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